Fotografia della Biologa Nutrizionista Ylenia Zucconi
Ylenia Zucconi
22 Luglio 2025

VLCKD: i risultati di uno studio e perchè il calcolo delle proteine può fare la differenza.

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Quando si parla di dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD), spesso si fa riferimento solo ai risultati sul peso. Ma cosa accade davvero al metabolismo, alla composizione corporea e alla massa muscolare nel corso di un mese?

Un recente studio clinico condotto presso l’Ospedale Universitario di Pisa, pubblicato ad aprile 2025 sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, ha indagato in modo rigoroso gli effetti metabolici e corporei di un protocollo VLCKD in donne con obesità.

E i risultati offrono spunti preziosi – ma anche qualche avvertimento.

Chi ha partecipato allo studio?

  • 17 donne con obesità (BMI medio: 37,5 kg/m²)
  • Età media: 41,6 anni
  • Dieta VLCKD seguita per 30 giorni
  • Monitoraggio in camera metabolica (uno strumento di precisione usato in ambito clinico e sperimentale)

Un gruppo di controllo (22 donne con obesità) ha seguito invece una dieta isocalorica bilanciata.

Cosa prevedeva la dieta VLCKD?

  • Apporto calorico: 700–800 kcal al giorno
  • Carboidrati: <30 g al giorno
  • Proteine: 1,2–1,5 g per kg di peso ideale
  • Grassi: circa 20 g/die, principalmente da olio d’oliva
  • Micronutrienti supplementati secondo linee guida internazionali

Nota importante: il calcolo delle proteine è stato fatto sulla base del peso ideale, ma questo è proprio uno dei punti critici su cui tornerò più avanti.

I risultati dopo un mese

Dopo 30 giorni di VLCKD, le pazienti hanno ottenuto:

  • −7% di peso corporeo
  • −8,8% di massa grassa (FM)
  • −5,6% di massa magra (LST)

Circa il 62% della perdita di peso era massa grassa, ma il restante 38% era massa magra (muscolo, acqua, glicogeno).

Metabolismo: cosa cambia?

La camera metabolica ha permesso di misurare esattamente:

  • Calo del dispendio energetico totale (24hEE): −10% dopo 1 mese
  • Riduzione del metabolismo notturno (24hSMR): −10%
  • Ossidazione dei carboidrati: −65%
  • Aumento dell’ossidazione dei grassi: +11%
  • Aumento dell’ossidazione proteica: presente già nelle prime 24 ore e costante nel tempo

 Questo significa che il corpo ha iniziato a usare anche le proteine come fonte energetica, nonostante l’apporto previsto.

Una condizione che va gestita con attenzione, soprattutto se vogliamo preservare la massa muscolare.

E a livello ormonale?

  • FT3 (l’ormone tiroideo attivo) è calato già dopo 24 ore
  • FT4 (precursore inattivo) è aumentato
  • TSH stabile

Questo profilo ormonale è compatibile con un adattamento metabolico di risparmio energetico, in risposta alla ridotta disponibilità calorica e glucidica.

Attività fisica: assente o minima

Durante il primo mese, le pazienti non hanno svolto attività fisica strutturata.

Solo a partire dalla seconda settimana è stato suggerito di camminare 30 minuti due volte a settimana.

Questo spiega in parte la perdita di massa magra: senza stimolo muscolare, anche un apporto proteico teoricamente “adeguato” può non bastare.

Il punto critico: il calcolo delle proteine

Nello studio, l’apporto proteico era definito come 1,2–1,5 g per kg di peso ideale.

Ma c’è un problema: il peso ideale non riflette la reale composizione corporea, soprattutto nei soggetti con obesità.

Utilizzarlo come riferimento può portare a una sottostima del fabbisogno proteico, con conseguente:

  • aumento dell’ossidazione proteica (cioè uso del muscolo per produrre energia),
  • riduzione della massa magra,
  • calo del metabolismo basale.

Il mio approccio

Nei percorsi che propongo, non utilizzo il peso ideale, ma stimo la massa magra reale della persona per calcolare l’apporto proteico corretto.

Inoltre, il monitoraggio della composizione corporea mi permette di valutare e se necessario aggiustare la quota proteica durante il percorso.

In questo modo:

  • proteggo meglio la muscolatura,
  • riduco il rischio di rallentamento metabolico,
  • e miglioro l’efficacia e la sostenibilità del percorso.

Conclusione

Lo studio conferma che la VLCKD può essere uno strumento potente per la perdita di peso e il miglioramento metabolico.

Ma allo stesso tempo dimostra che:

  • il rischio di perdere massa magra è reale,
  • il metabolismo si adatta e rallenta,
  • e che il modo in cui calcoliamo le proteine è fondamentale.

Una VLCKD ben strutturata deve quindi essere:

  • personalizzata in base alla composizione corporea reale,
  • accompagnata da attività fisica leggera e graduale,
  • monitorata da una figura esperta, capace di leggere e adattare il protocollo ai segnali del corpo.

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Note metodoligiche

Vale la pena ricordare che, oltre alla quota proteica, esistono alcuni potenziali bias legati al contesto in cui la dieta è stata seguita:

  • Alcune pazienti hanno consumato sostituti del pasto preconfezionati, altre hanno seguito la dieta con alimenti freschi preparati a casa.
  • Nei giorni di valutazione metabolica, i pasti erano gestiti direttamente in ospedale, mentre il resto del tempo la dieta era autogestita a domicilio.

Sebbene lo studio non abbia rilevato differenze significative nei risultati tra questi sottogruppi, questi elementi restano importanti da considerare nella lettura delle conclusioni.

Riferimento scientifico:

Basolo A. et al. Effects of 1-Month Very-Low-Calorie Ketogenic Diet on 24-Hour Energy Metabolism and Body Composition in Women With Obesity. J Clin Endocrinol Metab. 2025. DOI: 10.1210/clinem/dgaf196

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