Fotografia della Biologa Nutrizionista Ylenia Zucconi
Ylenia Zucconi
8 Giugno 2026

Se le chiamiamo abitudini alimentari, perché ci occupiamo solo dell’alimentazione?

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Quando una persona decide di iniziare una dieta, di solito pensa di avere un problema alimentare.

Mangia troppo.
Mangia male.
Mangia nei momenti sbagliati.

E così cerca qualcuno che le insegni cosa mettere nel piatto.

In fondo è questo che ci si aspetta da un nutrizionista, no?

Un programma alimentare.
Le quantità.
Gli alimenti giusti.
Le combinazioni corrette.

Tutte cose importanti.

Ma negli anni ho iniziato a farmi una domanda.

Se il problema fosse davvero solo il contenuto del piatto, perché così tante persone riescono a seguire perfettamente una dieta per settimane o mesi e poi tornano esattamente al punto di partenza?

Perché persone intelligenti, motivate e perfettamente consapevoli di cosa dovrebbero mangiare continuano a ritrovarsi negli stessi schemi?

Forse perché il problema non è sapere.

Forse il problema è qualcosa di più profondo.

Il pilota automatico che guida le nostre scelte

Immagina di essere ai comandi di un aereo.

Decidi la destinazione.
Imposti la rotta.
Controlli ogni dettaglio.

È quello che succede quando inizi una dieta.

La motivazione è alta.
L'obiettivo è chiaro.
La tua attenzione è focalizzata.

Per un po' tutto funziona.

Poi il peso scende.
Ti senti meglio.
L'emergenza sembra rientrata.

Ed è proprio in quel momento che accade qualcosa di interessante.

Come durante un volo, il pilota automatico torna a prendere il controllo.

Nella vita quotidiana quel pilota automatico ha un nome molto semplice:

abitudini.

Cosa sono davvero le abitudini?

Le abitudini non sono nemiche.

Non sono errori.

Sono comportamenti che il cervello ha imparato a ripetere perché, in qualche momento della nostra vita, hanno rappresentato una soluzione vantaggiosa.

Mangiare per scaricare una tensione.
Concedersi qualcosa dopo una giornata difficile.
Saltare i pasti quando si è troppo impegnati.
Sgranocchiare qualcosa davanti alla televisione.

Molti di questi comportamenti non nascono per caso.

Nascono perché hanno svolto una funzione.

Il problema è che il cervello tende a conservare ciò che funziona, anche quando quella soluzione non è più utile.

Così quei comportamenti diventano automatici.

E più sono automatici, meno richiedono volontà

La volontà è importante. Ma non basta.

Quando una persona mi dice:

"Ylenia, mi manca la forza di volontà."

Io raramente penso che quello sia il vero problema.

Perché la forza di volontà esiste.

La vedo ogni giorno.

La vedo nelle persone che iniziano un percorso.
Che seguono il programma.
Che organizzano i pasti.
Che resistono alle tentazioni.

Il problema è che la volontà è una risorsa limitata.

Le abitudini, invece, lavorano ventiquattro ore su ventiquattro.

Quando sei stanca.
Quando sei sotto stress.
Quando sei triste.
Quando sei distratta.
Quando la motivazione si abbassa.

Per questo motivo, nel lungo periodo, le vecchie abitudini tendono quasi sempre a prevalere sulla sola forza di volontà.

E allora perché ci occupiamo solo del piatto?

C'è una cosa che mi ha sempre colpito.

Parliamo continuamente di abitudini alimentari.

Eppure spesso, quando affrontiamo un percorso nutrizionale, ci concentriamo quasi esclusivamente sugli alimenti.

Quante calorie.
Quanti carboidrati.
Quante proteine.

Ancora una volta: sono informazioni utili.

Ma rappresentano soltanto la superficie.

Perché sotto quel piatto esistono meccanismi molto più profondi.

Esistono routine.

Esistono emozioni.

Esistono automatismi.

Esistono contesti e circostanze che influenzano le nostre scelte molto più di quanto immaginiamo.

Ecco perché credo che il lavoro di un nutrizionista non possa limitarsi a costruire un programma alimentare.

Deve aiutare la persona a comprendere i comportamenti che quel programma dovrà sostenere nel tempo.

Il vero obiettivo non è la dieta

Per molti anni ho pensato che il successo di un percorso dipendesse dalla capacità di seguire bene un programma.

Oggi credo che il vero successo sia un altro.

È costruire un nuovo pilota automatico.

Creare comportamenti che non richiedano uno sforzo continuo.

Trasformare alcune scelte in qualcosa di naturale.

Fare in modo che il cambiamento continui anche quando non stai più pensando alla dieta.

Perché il mantenimento non nasce dalla perfezione.

Nasce dalle abitudini.

E forse il vero cambiamento arriva proprio quando smetti di chiederti continuamente cosa dovresti mangiare e inizi a costruire una relazione diversa con il tuo corpo, con il cibo e con te stessa.

È lì che la dieta smette di essere una battaglia quotidiana.

Ed è lì che può iniziare qualcosa di molto più duraturo.

Ti è mai capitato di perdere peso e poi ritrovarti, dopo qualche mese, esattamente al punto di partenza? Nella mia newsletter approfondisco questi meccanismi e condivido riflessioni pratiche per uscire dal ciclo dieta–ricaduta. Se vuoi riceverle, puoi iscriverti alla mia newsletter cliccando qui sotto.

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